Giulia Martini

Foto: Leonardo Pasquinelli

Giulia Martini è nata a Pistoia e vive a Firenze, dove si è laureata in Letteratura italiana contemporanea con una tesi su Pigre divinità e pigra sorte di Patrizia Cavalli (Einaudi, 2006). Ha esordito nel 2015 raccogliendo trentotto componimenti sotto il titolo Manuale d’Istruzioni (Gruppo Albatros Il Filo). A seguito di questa prima pubblicazione, sue poesie sono comparse su varie riviste (tra cui «Poesia» di Nicola Crocetti e «Gradiva» di Luigi Fontanella) e antologie (come Un verde più nuovo dell’erba. Poetesse Millennial degli anni ‘90, LietoColle, 2018). A giugno 2018 è uscita, per i tipi di Interno Poesia, la sua seconda raccolta, Coppie minime, vincitrice del Premio Ceppo Under 35. Sempre per Interno Poesia ha curato l’antologia Poeti italiani nati negli anni ’80 e ’90, il cui primo volume è stato stampato a marzo 2019. Suoi testi inediti sono usciti recentemente su «Paragone Letteratura», rivista fondata da Roberto Longhi.


da Coppie minime (2018)

La traccia del poema  

modulata su un suono  

mi sembra la tua faccia.

Appare la facciata  

del Duomo in piazza Duomo

come un grande problema.

*

Guido, io vorrei che tu e Lapo e io

e Kennedy e Roland e Winston C.

e la mia santa mamma che sta lì

in cucina a straguardare la tv

Guido io vorrei che Lapo e io e tu

e Tutankamon e Marylin Monroe

ed Edgar Allan e il giovane eroe

di quando ero bambina, Harry P.

e P. P. P. e Giovanni P. che sa

perché tanto di stelle arde e cade,

santo L. e supersanto Gesù C.

che se ne sta nell’orto degli ulivi –

ma anche lei e soprattutto lei –

io vorrei che fossimo ancora vivi.

*

Tutti quelli che silenziosi siedono

accanto a me sull’autobus, col viso

al di là di una testata, conquiso

da morte accumulata, che mi chiedono

quando pubblicherò il prossimo libro

cosa vorrebbero che ti dicessi,

se le mie parole erano già tue?

Non ero che una spina in mezzo ai nespoli

prima che tu nascessi a Bagno a Ripoli

il dieci marzo trecentodue.

*

da inediti pubblicati su «Paragone»

Vivacchio aspettando che ti accorga

che non ho chiuso il gas e sei già morta.

Lo chiamo amore questo gesto blando,

quando ti faccio morire in un libro.

Come l’eroe mitico a cui le Moire

diedero la durata di un tizzone.

Giulia Martini